Verso l’inizio del 2026 mi sono reso conto di una cosa: la mia vita mi era un po’ sfuggita di mano. Il mio “declino”, passatemi il termine, è iniziato circa tre anni fa, e la corsa è stata il modo in cui ho ricominciato a rimettere in ordine i pezzi.
Questo non è un post tecnico, non ci sono tabelle né ritmi. È il racconto di perché corro, e di cosa la corsa rappresenta per me oggi.
Dove tutto è iniziato
Tre anni fa avevo da poco comprato casa e fatto il trasloco: tutta la mia vita ruotava attorno a quello ed all’immensa fatica che feci. Quella stessa estate, sotto la doccia, ho notato un bozzo sotto la pancia, nella zona lombare, che usciva e rientrava se lo schiacciavo. Nessun dolore. Ho fatto una prima ecografia a pagamento e mi hanno detto che non c’era nulla, ma io, guardando il medico un po’ stranito, vedevo bene che qualcosa c’era.
Sono tornato dalle vacanze in treno, seduto per ore, e il fastidio è aumentato. Mi sono spaventato un po’ e sono andato al pronto soccorso delle Molinette, a Torino. Lì il chirurgo di turno mi ha spiegato che si trattava di un’ernia inguinale, nemmeno così piccola, e mi ha inserito in lista per l’intervento: nulla di grave, un day hospital.
Il tempismo, però, è stato beffardo. In quel periodo correvo bene: avevo fatto i 5 km sotto i 28 minuti, mi ero rimesso a un’alimentazione abbastanza corretta e mi sentivo davvero bene. Non parlo di essere “nel mio prime” dal punto di vista estetico, che non mi è mai interessato, ma di stare bene con me stesso.
L’operazione e lo stop
A metà ottobre mi hanno chiamato per l’intervento. Mi hanno operato di pomeriggio e hanno dovuto andare più in profondità del previsto, perché l’ernia era più grande di quanto stimato. Il risultato è un taglio di circa 10 cm sotto la pancia, più o meno dove si fa il taglio del cesareo.
La raccomandazione è stata riposo totale fino a gennaio, per poi riprendere con molta calma. Faticavo persino ad alzarmi dal divano. A un certo punto mi sono annoiato così tanto che ho rinunciato alla mutua e sono rientrato al lavoro prima del previsto, in smart working, ovviamente.
Da lì è partito il vero declino:
- ho smesso completamente di fare attività;
- la frustrazione di non poter fare nulla, insieme al dolore, mi rendeva nervoso;
- i buoni propositi sono rimasti in sospeso per un bel po’.
Diventare papà
Poi è arrivata la bellissima notizia: sarei diventato papà. Notti insonni, vicinanza alla mia compagna, un mondo che cambia. È un percorso lungo, che ho dovuto ricostruire pezzo per pezzo, e che parte da molto lontano.
Diventare genitori non è semplice e bisogna essere pronti. Io, probabilmente, non lo ero quando è successo. Oggi mio figlio, insieme al mio cane e a mia moglie, è la cosa più importante che ho. Devo anche dire che per lei il passaggio è stato diverso: diventare mamma è stato immediato, io mi sono sentito papà sei mesi o un anno dopo, con tutto quello che ne consegue.
La corsa come tempo (egoisticamente) mio
La corsa mi ha aiutato, insieme alla psicoterapia, a rimettere a terra tante idee che avevo in testa. Non per forza idee da realizzare: a volte serve solo staccare la spina e dire “il lavoro va così, io vado di là”.
All’inizio uscivo per mezz’ora, poi tre quarti d’ora, poi un’ora. Oggi arrivo anche a un’ora e mezza, quasi due ore. È un momento che è egoisticamente mio e solo mio, e mia moglie lo sa benissimo. A differenza di lei, che con nostro figlio ha un legame fortissimo e per ora, ancora in allattamento, non può staccare nello stesso modo.
Sui “momenti miei”: per quanto in ufficio ci venga ripetuto che team building e lavoro di squadra sono la strada, io penso che alcune persone siano fatte per essere individualiste. In certi ambiti anche un po’ di egoismo è necessario.
Perché corro oggi
Ho ricominciato a correre per due motivi, in questo ordine:
- Per sentirmi bene. Sono sempre stato un po’ cicciottello, per estrazione familiare: una cultura del cibo diversa, senza macronutrienti da gestire e tutto il resto. Poi il mondo è cambiato, sono diventato papà e ho dovuto imparare anche questo;
- Per dare il buon esempio a mio figlio. Non sono mai stato un mollaccione: lo sport mi è sempre piaciuto.
Oggi correre è fondamentale. Se non vado, anche mia moglie lo sa, impazzisco e non mi sento a mio agio per il resto della giornata. La corsa mi permette di azzerare tutto e ripartire da zero. Di recente ho avuto una discussione in famiglia: invece di rimuginare e arrabbiarmi, sono andato a fare una corsa. Prima magari facevo una passeggiata con il cane, oggi ho bisogno di uno step in più.
E adesso?
Mi piacerebbe integrare altri sport, ma con un bambino piccolo, per quanto molto indipendente, è complicato. Già solo uscire 3-4 volte a settimana, compreso il lungo della domenica, è un bell’andare, credetemi.
Se in futuro riuscissi a coniugare il nuoto con mio figlio, farlo insieme a lui, non mi dispiacerebbe affatto. Ci sto riflettendo e ne sto parlando con mia moglie.
Per ora continuo così: corro per me, per la mia famiglia e, a modo suo, perché la corsa mi ha davvero cambiato la vita.